home                   A.L.P. Associazione Liberi Professionisti - Sezione di Roma

D.L.138 del 13 agosto 2011

(nel seguente articolo 3 del DL 138/2011 sono elencati i principi che dovranno sopraintendere alla Riforma delle Professioni,[ n.d.r.])

Titolo II
 
 LIBERALIZZAZIONI, PRIVATIZZAZIONI ED ALTRE MISURE PER FAVORIRE LO   SVILUPPO 
 
                                      Art. 3 
         Abrogazione delle indebite restrizioni all'accesso 
   e all'esercizio delle professioni e delle attivita' economiche 
 
  1. In attesa della revisione dell'articolo 41  della  Costituzione,
Comuni, Province, Regioni e  Stato,  entro  un  anno  dalla  data  di
entrata in vigore della legge di conversione  del  presente  decreto,
adeguano  i  rispettivi  ordinamenti   al   principio   secondo   cui
l'iniziativa e  l'attivita'  economica  privata  sono  libere  ed  e'
permesso tutto cio' che non e' espressamente vietato dalla legge  nei
soli casi di: 
    a)  vincoli  derivanti  dall'ordinamento  comunitario   e   dagli
obblighi internazionali; 
    b) contrasto con i principi fondamentali della Costituzione; 
    c) danno alla sicurezza, alla liberta',  alla  dignita'  umana  e
contrasto con l'utilita' sociale; 
    d) disposizioni indispensabili per  la  protezione  della  salute
umana,  la   conservazione   delle   specie   animali   e   vegetali,
dell'ambiente, del paesaggio e del patrimonio culturale; 
    e) disposizioni che comportano effetti sulla finanza pubblica. 
  2. Il comma 1 costituisce principio fondamentale  per  lo  sviluppo
economico e attua la piena tutela della concorrenza tra le imprese. 
  3. Sono in ogni caso soppresse, alla scadenza del termine di cui al
comma 1, le disposizioni normative statali incompatibili  con  quanto 15
disposto nel medesimo comma,  con  conseguente  diretta  applicazione
degli  istituti  della  segnalazione  di  inizio   di   attivita'   e
dell'autocertificazione con controlli successivi.  Nelle  more  della
decorrenza del predetto termine, l'adeguamento al principio di cui al
comma 1 puo' avvenire  anche  attraverso  gli  strumenti  vigenti  di
semplificazione normativa. 
  4. L'adeguamento di Comuni, Province e Regioni all'obbligo  di  cui
al comma 1 costituisce elemento di valutazione della virtuosita'  dei
predetti enti ai sensi dell'art. 20, comma 3,  del  decreto  legge  6
luglio 2011, n. 98, convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. 
  5. Fermo restando l'esame di Stato di cui all'art. 33 comma 5 della
Costituzione  per  l'accesso  alle  professioni  regolamentate,   gli
ordinamenti   professionali   devono   garantire   che    l'esercizio
dell'attivita'  risponda  senza  eccezioni  ai  principi  di   libera
concorrenza, alla presenza diffusa dei  professionisti  su  tutto  il
territorio nazionale, alla differenziazione e pluralita'  di  offerta
che  garantisca  l'effettiva  possibilita'  di  scelta  degli  utenti
nell'ambito della piu' ampia informazione  relativamente  ai  servizi
offerti. Gli  ordinamenti  professionali  dovranno  essere  riformati
entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore  del  presente  decreto
per recepire i seguenti principi: 
    a) l'accesso alla professione e' libero e  il  suo  esercizio  e'
fondato e ordinato sull'autonomia e  sull'indipendenza  di  giudizio,
intellettuale e tecnica, del professionista. La limitazione, in forza
di una disposizione di legge, del numero di persone che sono titolate
ad esercitare una certa professione  in  tutto  il  territorio  dello
Stato o in  una  certa  area  geografica,  e'  consentita  unicamente
laddove essa risponda a ragioni di interesse pubblico e non introduca
una discriminazione diretta o indiretta basata sulla nazionalita'  o,
in caso di esercizio dell'attivita' in forma societaria,  della  sede
legale della societa' professionale; 
    b) previsione  dell'obbligo  per  il  professionista  di  seguire
percorsi di formazione continua permanente predisposti sulla base  di
appositi regolamenti emanati dai consigli nazionali,  fermo  restando
quanto previsto dalla normativa  vigente  in  materia  di  educazione
continua in medicina (ECM). La violazione dell'obbligo di  formazione
continua determina un illecito disciplinare e come tale e' sanzionato
sulla base di quanto  stabilito  dall'ordinamento  professionale  che
dovra' integrare tale previsione; 
    c) la disciplina del tirocinio  per  l'accesso  alla  professione
deve conformarsi a criteri che garantiscano  l'effettivo  svolgimento
dell'attivita' formativa e il suo adeguamento  costante  all'esigenza
di assicurare il miglior esercizio della professione. Al  tirocinante
dovra' essere corrisposto un equo compenso  di  natura  indennitaria,
commisurato al suo concreto apporto. Al fine di accelerare  l'accesso
al mondo del lavoro,  la  durata  del  tirocinio  non  potra'  essere
complessivamente superiore a tre anni  e  potra'  essere  svolto,  in
presenza di una apposita convenzione quadro stipulata fra i  Consigli
Nazionali e il Ministero dell'Istruzione, Universita' e  Ricerca,  in
concomitanza al corso di studio per il conseguimento della laurea  di
primo  livello  o  della  laurea  magistrale  o   specialistica.   Le
disposizioni della presente lettera non si applicano alle professioni
sanitarie per le quali resta confermata la normativa vigente; 
    d) il  compenso  spettante  al  professionista  e'  pattuito  per
iscritto  all'atto  del  conferimento   dell'incarico   professionale
prendendo come riferimento le tariffe professionali.  E'  ammessa  la
pattuizione  dei  compensi  anche  in   deroga   alle   tariffe.   Il
professionista e' tenuto, nel rispetto del principio di  trasparenza,
a  rendere  noto   al   cliente   il   livello   della   complessita'
dell'incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa  gli  oneri
ipotizzabili  dal   momento   del   conferimento   alla   conclusione
dell'incarico. In caso  di  mancata  determinazione  consensuale  del
compenso, quando il committente e'  un  ente  pubblico,  in  caso  di
liquidazione giudiziale dei compensi,  ovvero  nei  casi  in  cui  la
prestazione  professionale  e'  resa  nell'interesse  dei  terzi   si
applicano le tariffe professionali stabilite con decreto dal Ministro 16
della Giustizia; 
    e) a tutela del cliente, il professionista e' tenuto a  stipulare
idonea  assicurazione   per   i   rischi   derivanti   dall'esercizio
dell'attivita' professionale. Il professionista deve rendere noti  al
cliente, al momento dell'assunzione dell'incarico, gli estremi  della
polizza stipulata per la responsabilita' professionale e il  relativo
massimale. Le condizioni generali delle polizze assicurative  di  cui
al presente comma possono essere  negoziate,  in  convenzione  con  i
propri iscritti, dai Consigli Nazionali e  dagli  enti  previdenziali
dei professionisti; 
    f) gli ordinamenti professionali dovranno prevedere l'istituzione
di organi a livello territoriale, diversi da quelli  aventi  funzioni
amministrative, ai quali sono specificamente affidate l'istruzione  e
la decisione delle questioni disciplinari e di un organo nazionale di
disciplina. La carica di consigliere dell'Ordine  territoriale  o  di
consigliere nazionale e'  incompatibile  con  quella  di  membro  dei
consigli di disciplina  nazionali  e  territoriali.  Le  disposizioni
della presente lettera non si applicano  alle  professioni  sanitarie
per le quali resta confermata la normativa vigente; 
    g) la pubblicita' informativa, con ogni mezzo, avente ad  oggetto
l'attivita'  professionale,   le   specializzazioni   ed   i   titoli
professionali posseduti, la struttura  dello  studio  ed  i  compensi
delle  prestazioni,  e'  libera.  Le   informazioni   devono   essere
trasparenti, veritiere,  corrette  e  non  devono  essere  equivoche,
ingannevoli, denigratorie. 
  6. Fermo quanto previsto dal comma 5 per le professioni,  l'accesso
alle attivita' economiche e il loro esercizio si basano sul principio
di liberta' di impresa. 
  7. Le disposizioni vigenti che  regolano  l'accesso  e  l'esercizio
delle attivita' economiche devono garantire il principio di  liberta'
di impresa e di garanzia della concorrenza. Le disposizioni  relative
all'introduzione di restrizioni  all'accesso  e  all'esercizio  delle
attivita'  economiche  devono  essere  oggetto   di   interpretazione
restrittiva. 
  8.  Le  restrizioni  in  materia  di  accesso  ed  esercizio  delle
attivita' economiche previste dall'ordinamento vigente sono  abrogate
quattro mesi dopo l'entrata in vigore del presente decreto. 
  9. Il termine "restrizione", ai sensi del comma 8, comprende: 
    a) la limitazione, in forza di una  disposizione  di  legge,  del
numero di persone che  sono  titolate  ad  esercitare  una  attivita'
economica in tutto il territorio dello Stato  o  in  una  certa  area
geografica attraverso la  concessione  di  licenze  o  autorizzazioni
amministrative  per  l'esercizio,   senza   che   tale   numero   sia
determinato,  direttamente  o   indirettamente   sulla   base   della
popolazione o di altri criteri di fabbisogno; 
    b) l'attribuzione di licenze o  autorizzazioni  all'esercizio  di
una  attivita'  economica  solo  dove  ce  ne  sia  bisogno   secondo
l'autorita' amministrativa; si considera che  questo  avvenga  quando
l'offerta di servizi da parte di persone che  hanno  gia'  licenze  o
autorizzazioni  per  l'esercizio  di  una  attivita'  economica   non
soddisfa la domanda da parte di tutta  la  societa'  con  riferimento
all'intero territorio nazionale o ad una certa area geografica; 
    c) il divieto di esercizio di una attivita' economica al di fuori
di una certa area geografica  e  l'abilitazione  a  esercitarla  solo
all'interno di una determinata area; 
    d) l'imposizione di distanze minime tra le  localizzazioni  delle
sedi deputate all'esercizio della  professione  o  di  una  attivita'
economica; 
    e) il divieto di esercizio di una  attivita'  economica  in  piu'
sedi oppure in una o piu' aree geografiche; 
    f) la limitazione dell'esercizio di una  attivita'  economica  ad
alcune categorie o divieto, nei confronti  di  alcune  categorie,  di
commercializzazione di taluni prodotti; 
    g) la  limitazione  dell'esercizio  di  una  attivita'  economica
attraverso l'indicazione tassativa della  forma  giuridica  richiesta
all'operatore;  17
    h) l'imposizione di prezzi minimi o commissioni per la  fornitura
di beni o servizi, indipendentemente dalla determinazione, diretta  o
indiretta, mediante l'applicazione di un coefficiente di  profitto  o
di altro calcolo su base percentuale; 
    l) l'obbligo di  fornitura  di  specifici  servizi  complementari
all'attivita' svolta. 
  10.  Le  restrizioni  diverse  da  quelle  elencate  nel  comma   9
precedente possono essere revocate  con  regolamento  da  emanare  ai
sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n.  400,
emanato su  proposta  del  Ministro  competente  entro  quattro  mesi
dall'entrata in vigore del presente decreto. 
  11. Singole attivita' economiche possono essere escluse, in tutto o
in parte, dall'abrogazione delle restrizioni disposta  ai  sensi  del
comma  8;  in  tal  caso,  la  suddetta  esclusione,  riferita   alle
limitazioni previste dal comma 9, puo' essere concessa,  con  decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta  del  Ministro
competente di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze,
sentita l'Autorita' per la concorrenza ed il mercato,  entro  quattro
mesi dalla data di entrata in vigore della legge di  conversione  del
presente decreto, qualora: 
    a) la limitazione sia funzionale a ragioni di interesse pubblico; 
    b) la restrizione rappresenti un mezzo idoneo, indispensabile  e,
dal  punto  di  vista  del  grado  di  interferenza  nella   liberta'
economica, ragionevolmente proporzionato all'interesse  pubblico  cui
e' destinata; 
    c) la restrizione non introduca  una  discriminazione  diretta  o
indiretta basata sulla nazionalita' o, nel caso  di  societa',  sulla
sede legale dell'impresa. 
  12. All'articolo 307, comma 10, del decreto  legislativo  15  marzo
2010, n. 66, recante il codice dell'ordinamento  militare  sostituire
la lettera d) con la seguente: 
  "d) i proventi monetari  derivanti  dalle  procedure  di  cui  alla
lettera a), sono destinati, previa verifica da  parte  del  Ministero
dell'economia e delle finanze della  compatibilita'  finanziaria  con
gli equilibri di finanza pubblica,  con  particolare  riferimento  al
rispetto del conseguimento, da parte dell'Italia,  dell'indebitamento
netto strutturale concordato in sede di  programma  di  stabilita'  e
crescita, al  Ministero  della  difesa,  mediante  riassegnazione  in
deroga ai  limiti  previsti  per  le  riassegnazioni  agli  stati  di
previsione dei Ministeri, previo versamento all'entrata del  bilancio
dello Stato, per confluire nei fondi di cui all'articolo 619, per  le
spese di riallocazione di funzioni, ivi incluse quelle relative  agli
eventuali trasferimenti di personale, e per la razionalizzazione  del
settore infrastrutturale della difesa, nonche', fino alla misura  del
10 per cento,  nel  fondo  casa  di  cui  all'articolo  1836,  previa
deduzione di una quota parte corrispondente al valore di libro  degli
immobili alienati e una quota compresa tra il 5 e il 10 per cento che
puo'  essere  destinata  agli  enti  territoriali   interessati,   in
relazione alla complessita' e ai tempi dell'eventuale valorizzazione.
Alla ripartizione delle quote si provvede con  decreti  del  Ministro
della difesa, da comunicare, anche con mezzi di evidenza informatica,
al Ministero dell'economia e  delle  finanze;  in  caso  di  verifica
negativa  della  compatibilita'  finanziaria  con  gli  equilibri  di
finanza pubblica, i  proventi  di  cui  alla  presente  lettera  sono
riassegnati al fondo ammortamento dei titoli di Stato".