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PROPOSTE 2011 (redatto il 4 settembre 2011) L' estate 2011 è stata caratterizzata da un grande allarme economico e finanziario, con misure di legge di carattere eccezionale, la ripresa della "caccia all'evasore", una sorta di "liberalizzazione" delle professioni, un annunciato inasprimento della pressione fiscale, una minacciata manovra sulle pensioni, nel senso di eliminare il c.d."riscatto" degli anni di laurea, anche per chi aveva già pagato. Non entro nel merito di queste misure, alcune delle quali si potevano realizzare con gradualità negli anni, dato che la situazione sociale è cambiata e, a quanto sembra, cambia continuamente, tali cambiamenti sembrerebbero giustificare manovre improvvise, che però aumentano lo sconcerto del contribuente. Invece vorrei porre l'attenzione sugli effetti di questi provvedimenti improvvisi e proporre alcuni "aggiustamenti" che invece potrebbero determinare effetti positivi. Difatti, dice un motto cinese: "criticare è facile, si fa presto a dire che è tutto sbagliato, mentre per aggiustare le cose che non vanno ci vuole acume" 1) La paventata eliminazione del "riscatto" della laurea potrebbe indurre molti a cercare di andarsene in pensione prima possibile, per non perdere altri diritti. Difatti, già lo scorso anno gli avvocati hanno visto allungare i tempi per il pensionamento, per cui vi è il timore di non andarci proprio in pensione: meglio uscire prima possibile. Chi non può andare in pensione spesso abbandona l'idea dell'attività libero professionale, essendo aumentato a dismisura, quasi raddoppiato, l'onere previdenziale della cassa forense, e cerca qualche carrozzone più tranquillo ove saltare dentro, magari proprio a spese dei contribuenti. Considerato che molti giovani si indirizzano al lavoro libero professionali, spesso perchè è l'unica forma di lavoro proponibile, perchè non si propongono mai degli incentivi mirati verso queste attività? 2) L'"obbligo" di retribuire chi svolge la pratica forense, introdotto dall'ultimo provvedimento, è senz'altro positivo, ma lo Stato vorrebbe forse risolvere la situazione giovanile accollando gli oneri della formazione sul singolo professionista, già aggravato da mille spese e tasse. Così, da una parte, il professionista ora ha un ulteriore aggravio: l'onere della formazione (quella continua, obbligatoria, di se stesso, e quella spesso discontinua del praticante). Il giovane praticante (spero che non accada) accamperà i propri diritti, senza neppure porsi il problema del bilancio dello studio, che di questi tempi non sempre è positivo, e chissà quali conflitti ne deriveranno. Neppure, da parte dello Stato, un accenno di sgravio fiscale per i maggiori oneri della formazione: il legislatore dell'estate 2011 sà che in Italia esiste il "redditometro", per cui se un professionista spende, diciamo 10.000 euro all'anno per un collaboratore, dovrà dichiarare il doppio o il triplo di questo importo nella dichiarazione dei redditi, altrimenti diventa " presunto evasore". Quindi, se nel 2011 spendo 10.000 euro per un praticante, ne devo guadagnare o dichiarare nella prossima dichiarazione almeno 30.000 in più per quell'anno: è questa infine la formazione professionale? Questa situazione potrebbe spingere molti a non dichiarare neppure questi compensi, per cui basterebbe creare un accorgimento fiscale che favorisca la formazione, nella dichiarazione dei redditi, ed il problema sarebbe superato. Spero che molti professionisti non siano indotti, invece, a rinunciare al praticante proprio per la paura di dichiarare una collaborazione. 3) La pratica forense potrebbe essere rivisitata integralmente, non già con interventi settoriali o isolati: il praticante dovrebbe inserirsi in un contesto, un gruppo o una associazione di più avvocati, e non legare il suo destino alla bontà del singolo professionista, spesso impreparato a fornire una adeguata formazione. La preparazione del praticante, poi, dovrebbe essere oggettivamente valutata da un collegio, non rimessa ad un libricino da riempire ogni semestre. 4) La "caccia all'evasore fiscale" ripropone l'antica pratica della delazione, ci riporta insomma alla Santa Inquisizione, in cui anche uno sguardo o un baffo demoniaco, può condurre al rogo. La macchina nuova, orgoglio dell'italiano e mezzo di affermazione sociale, da status symbol diventa ora indice di evasione. Eppure esisteva l'incentivo alla sostituzione dell'autovettura e, a ben vedere, l'auto più grande è diventata più conveniente di quella piccola. Ora, invece, si ripropone la solita guerra tra poveri, dipendenti contro professionisti, i redditi dei quali dovrebbero essere publicati su Internet. Sul punto, proporrei di potenziare anche la Corte dei Conti e di pubblicare, preventivamente, su un sito Intenet, un sunto di tutte le deliberazioni comunali, provinciali, regionali e statali che implichino una spesa, indicando in particolare cosa si intende realizzare, ed a favore di chi la spesa è diretta. Avv. Marco Pepe |
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