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(aggiornato al 18 agosto 2021)

ALLEGATI da scaricare qui sotto

1)  il PRNN Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

2) il Decreto semplificazioni 77 del 2021

 3) Regolamento UE  2021/241  del 12 febbraio 2021 che istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza

4) decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, recante "Misure urgenti relative al Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza e altre misure urgenti per gli investimenti"

 

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)

è stato approvato dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 24 aprile 2021.

Il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è il documento che il governo italiano ha predisposto per illustrare alla commissione europea come il nostro paese intende investire i fondi che arriveranno nell’ambito del programma Next generation Eu.

Esso descrive quali progetti l’Italia intende realizzare grazie ai fondi comunitari e come tali risorse saranno gestite. Inoltre, presenta un calendario di riforme collegate finalizzate sia all’attuazione del piano e sia alla modernizzazione dello Stato.

Il PRNN è stata realizzato seguendo le linee guida emanate dalla commissione europea e si articola su tre assi principali: 1) digitalizzazione e innovazione;
2) transizione ecologica;
3) inclusione sociale.

Il Pnrr raggruppa i progetti di investimento in 16 componenti, a loro volta raggruppate in 6 missioni:

Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo;
Rivoluzione verde e transizione ecologica;
Infrastrutture per una mobilità sostenibile;
Istruzione e ricerca;
Coesione e inclusione;
Salute.

Il governo valuta la crescita della economia, come effetto del PRNN, pari al 0,8%, portando il tasso di crescita potenziale nell’anno finale del piano all’1,4%.

Il Pnrr delinea anche le riforme che il governo intende adottare per modernizzare il paese, riforme che costituivano la condizione necessaria per ottenere i finanziamenti.

Il piano distingue 4 diverse tipologie di riforme:

- orizzontali o di contesto: misure d’interesse generale;
- abilitanti: interventi funzionali a garantire l’attuazione del piano;
- settoriali: riferite a singole missioni o comunque ad ambiti specifici;
- concorrenti: non strettamente collegate con l’attuazione del piano ma comunque necessarie per la modernizzazione del paese (ad esempio, la riforma del sistema fiscale o quella degli ammortizzatori sociali).

La gestione e l’attuazione del Pnrr infine sono state definite con uno specifico decreto legge.

Ogni soggetto coinvolto nel piano (i ministeri, le amministrazioni centrali e locali) sarà chiamato ad attuare gli interventi e le riforme di propria competenza.

Al ministero dell’economia e delle finanze sarà istituita una struttura di coordinamento per il monitoraggio e il controllo dell’attuazione oltre al contatto con la commissione europea.

Nella sede del Governo sarà creato un centro per monitorare l’avanzamento del piano, proporre l’eventuale attivazione dei poteri sostitutivi e le modifiche normative necessarie per l’attuazione del piano.

L’Italia è la principale beneficiaria di questo nuovo programma di finanziamento comunitario con 191,5 miliardi di euro di fondi suddivisi tra sovvenzioni (68,9 miliardi) e prestiti (122,6 miliardi).
Inoltre, a tali risorse si aggiungono circa 13 miliardi di euro di cui il nostro paese beneficerà nell’ambito del programma Assistenza alla ripresa per la coesione e i territori d’Europa (React-Eu).

Il governo con decreto legge, ha stanziato ulteriori 30,62 miliardi per completare i progetti contenuti nel Pnrr.

Ammontano dunque a 235,12 mld € le risorse che saranno gestite dall’Italia nell’ambito del Pnrr.

La quota di risorse maggiore è assegnata per la realizzazione dei progetti inseriti nella missione 2 (rivoluzione verde e transizione ecologica) del piano che riceverà poco meno di 60 miliardi di euro.

Alla missione 1 (digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura) sono assegnati circa 40,7 miliardi.
Alla missione 4 (istruzione e ricerca) competono circa 31 miliardi di euro.
Circa 25 miliardi saranno poi assegnati alle infrastrutture, quasi 20 per coesione e inclusione e circa 15 infine per la salute.

Nel Pnrr sono previsti aiuti europei per 191,5 miliardi

 

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